L'Impero Mongolo
Il costo della virtù: i benefici accidentali possono giustificare una catastrofe storica?
Si ritiene spesso che le conquiste di Gengis Khan abbiano ucciso così tante persone da causare un temporaneo calo dei livelli di anidride carbonica nell'atmosfera, poiché i terreni agricoli abbandonati tornarono a essere foreste. Se ciò fosse vero, l'esito ambientale sarebbe stato positivo; il costo umano, tuttavia, fu catastrofico.
Gengis Khan non mosse guerra per proteggere l'ambiente. Non sapeva nemmeno cosa fosse l'anidride carbonica. Eppure le sue azioni potrebbero aver prodotto un risultato che le società moderne considererebbero auspicabile.
Ciò solleva una questione complessa: un'azione può essere considerata moralmente accettabile solo perché produce un risultato vantaggioso?
L'interrogativo è molto più antico di Gengis Khan. Per secoli i filosofi hanno dibattuto se un'azione debba essere giudicata dalle sue conseguenze o dall'azione in sé.
L'utilitarismo valuta le azioni in base alle loro conseguenze. L'azione moralmente corretta è quella che produce il maggior bene per il maggior numero di persone.
In base a un'analisi puramente utilitaristica, un risultato benefico ha un peso morale significativo. Se un'azione produce benefici diffusi, tali benefici devono essere presi in considerazione nel valutarne la moralità.
Ma i benefici ambientali, la crescita economica o la prosperità futura possono mai superare la sofferenza di milioni di persone?
La deontologia giudica le azioni in base a doveri e principi morali piuttosto che ai risultati.
Da una prospettiva deontologica, l'omicidio, la conquista e la violenza di massa rimangono moralmente sbagliati, a prescindere da qualsiasi conseguenza positiva possano accidentalmente produrre. L'impatto ambientale diventa irrilevante perché l'atto in sé ha violato doveri morali fondamentali.
Le foreste saranno anche ricresciute. Le emissioni di carbonio saranno anche diminuite. Eppure, pochi sosterrebbero che queste conseguenze abbiano trasformato la conquista in virtù.
Il caso di Gengis Khan ci costringe a confrontarci con una domanda difficile: la moralità deve essere misurata in base a ciò che otteniamo, o in base a ciò che siamo disposti a fare per ottenerlo?
«Si diventa giusti compiendo atti giusti».
— Aristotele, Etica Nicomachea (trad. it. di C. Natali, Laterza 1999) Libro II, Capitolo 1
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